Competitive Data ha completato l’analisi dei bilanci delle prime 290 società di capitali appartenenti al settore delle strutture alberghiere, per il triennio 2014-2016.

 

Ricavi in lieve flessione

I ricavi complessivi registrano un leggero calo dell’1,0%, influenzati in modo significativo dalla flessione del 52,7% del Gruppo Una S.p.A. (ex Atahotels), questo ha influito negativamente sulle performance dell’area Nord Ovest (-8,5%), mentre crescono le regioni del Centro, +5,9%, seguite dalle regioni del Sud e Isole con un incremento del 4,6% e dalle regioni del Nord Est con +3,5%.

A livello regionale è la Sardegna a mostrare la crescita maggiore, +12,8%, mentre dal lato opposto la regione Lombardia, per i motivi detti sopra, registra una flessione del 9,3%.

 

 

Se guardiamo all’EBITDA le differenze tra le varie aree territoriali sono ancora più sensibili, con le regioni del Sud e delle Isole che registrano una crescita del 20,5%, seguite dalle regioni del Centro con una  crescita del 3,1%, volgono in territorio negativo le regioni del Nord Est con una flessione del 1,9%, e quelle del Nord Ovest con una flessione del 4,2%.

Raggruppando le aziende per classi di fatturato otteniamo la crescita maggiore nel cluster di fatturato compreso tra 10-30 milioni di euro con +1,02%, seguito da una flessione dell’ 1,3% delle aziende con fatturato superiore ai 30 milioni di euro, chiudono con una diminuzione del 2,8% le aziende con fatturato  inferiore ai 10 milioni di euro.

 

Crescono gli utili

Per quando riguarda gli utili, il dato cumulato del 2016 è di 164.797.000 euro, con un incremento del 55,5% rispetto al valore del 2015, sebbene le aziende che abbiano chiuso in utile siano state 201 contro le 208 del 2015.

L’incidenza degli utili sui ricavi è del 4,0% nel 2016, in aumento rispetto al 2,6% del 2015, mentre nel 2014 vi era stata una perdita con incidenza del 1,0%.

 

Gli indici di redditività

Aggregando i bilanci delle società che realizzano nel settore delle strutture alberghiere una quota superiore al 50% dei ricavi si ottiene il bilancio somma settoriale, dal quale vengono calcolati i valori medi di riferimento con cui confrontare le performance aziendali.

Stabile la redditività degli azionisti

  • Il ROE medio nel 2016 è stato del 4,7%, stabile rispetto al 2015.

L’indice, che è dato dal rapporto tra Utile e Patrimonio netto, rappresenta la redditività per i soci.

  • ROI ai massimi del triennio

Il ROI evidenzia la capacità di generare reddito operativo, cioè il risultato ottenuto senza considerare gli oneri finanziari, il reddito della gestione straordinaria e le imposte, utilizzando al meglio, e in modo efficiente, gli investimenti.

Il ROI medio è stato del 4,2% nel 2016, in aumento rispetto al 3,6% del 2015 ed al 2,0% del 2014.

  • Margini sulle vendite ai massimi del triennio

Il ROS è il margine operativo sulle vendite. La media del 2016 è stata del 6,8%. Questo significa che per ogni euro di ricavi, tolti tutti i costi operativi, quello che rimane è 6,8 centesimi. Il valore è il più alto del triennio, infatti è stato del 5,9% nel 2015, e del 3,3% nel 2014.

Segue lo stesso andamento l’EBITDA medio rispetto al fatturato, o margine operativo lordo, passato dal 11,1% del 2014 al 14,6% del 2015, e attestandosi al 15,2% nel 2016.

 

Rischio finanziario stabile

Il rapporto di indebitamento, o leverage, rappresenta indirettamente la proporzione esistente tra risorse proprie e risorse di terzi utilizzate per finanziare gli impieghi ed è pari al rapporto fra totale capitale investito e il patrimonio netto, misurando il cosiddetto “effetto leva”. Nel 2016 il rapporto di indebitamento evidenzia un valore di 2,1 sostanzialmente stabile rispetto al 2015.

L’incidenza media degli oneri finanziari sul fatturato è stata del 1,6%, in miglioramento rispetto al 2,1% del 2015.

 

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