Competitive Data ha completato l’analisi dei bilanci delle prime 272 società appartenenti al settore della compravendita di beni immobili, per il triennio 2014-2016.

 

Ricavi ed EBITDA in forte crescita

I ricavi complessivi registrano un incremento del 27,1%, con le regioni del Nord Ovest che ottengono il valore più alto di crescita,  +49,1%, seguite dalle regioni del Sud e delle Isole con un incremento del 35,6%, mentre le regioni del Nord Est registrano una crescita del 5,7%, chiudono le regioni del Centro in aumento dell’ 1,8%.

A livello regionale la performance migliore spetta al Piemonte con una crescita del 119,5%, mentre invece la regione Toscana registra una flessione del 26,1%.

Anche l’EBITDA mostra una buona dinamicità con un dato complessivo che lo vede aumentare del 20,5%; anche qui sono le regioni del Nord Ovest a registrare l’aumento maggiore, + 24,0%, seguite dalle regioni del Centro in crescita del 21,6%, mentre le regioni del Nord Est segnano un aumento del 5,3%, chiudono le regioni del Sud e delle Isole in aumento del 4,0%.

 

Accelerano le grandi

Analizzando le aziende per classi di fatturato registriamo la crescita maggiore nel cluster di fatturato superiore ai 20 mio di euro, con +39,6%, seguite da una crescita del 18,9% delle aziende con fatturato inferiore ai 10 mio di euro, mentre chiudono in incremento del 4,8% le aziende con fatturato compreso tra 10 e 20 mio di euro.

 

Aumentano gli utili

Per quando riguarda gli utili, il dato cumulato del 2016 è di 1.040.164.000 euro, in crescita del  24,0% rispetto al valore del 2015 di  838.959.000 euro.

L’utile medio per regione vede il Lazio segnare il valore più alto con 13.762.000 euro.

L’incidenza dell’utile sul fatturato è molto elevata e pari al 23,2% nel 2016, in leggero calo rispetto al dato del 2015 che registrava una incidenza del 23,8%, mentre nel 2014 gli utili sui ricavi erano addirittura del 32,0%.

Nel 2016 sono 270 le aziende che chiudono l’esercizio in utile ed 2 in pareggio, tendenza in diminuzione rispetto al 2015 che registrava 272 aziende in utile, in entrambi gli anni non ci sono aziende in perdita.

 

Gli indici di redditività

Aggregando i bilanci delle società che realizzano nel settore della compravendita di beni immobili una quota superiore al 50% dei ricavi si ottiene il bilancio somma settoriale, dal quale vengono calcolati i valori medi di riferimento con cui confrontare le performance aziendali.

  • ROE negativo

Il ROE medio nel 2016 è stato pari a -0,4%, peggiorando il seppur  risicato 0,2% del 2015, ma sempre meglio del -5,3% del 2014.

L’indice, che è dato dal rapporto tra Utile e Patrimonio netto, rappresenta la redditività per i soci.

  • ROI stabile

Il ROI evidenzia la capacità di generare reddito operativo, cioè il risultato ottenuto senza considerare gli oneri finanziari, il reddito della gestione straordinaria e le imposte, utilizzando al meglio, e in modo efficiente, gli investimenti.

Il ROI medio è stato pari all’1,4% nel 2016, stabile rispetto al 2015.

  • Si riducono i margini sulle vendite

Il ROS è il margine operativo sulle vendite. La media del 2016 è stata dell’11,4%. Questo significa che per ogni euro di ricavi, tolti tutti i costi operativi, quello che rimane è 11,4 centesimi. Il mostra un peggioramento rispetto al 14,0% del 2015, anno eccezionale dato che nel 2014 il ROS è stato pari al -20,2%.

L’EBITDA medio rispetto al fatturato, o margine operativo lordo, non segue lo stesso andamento del ROS, e passa dall’1,7% del 2015 al 2,2% del 2016, mentre nel 2014 è stato pari all’1,4%.

RISCHIO FINANZIARIO in equilibrio

Il rapporto di indebitamento, o leverage, rappresenta indirettamente la proporzione esistente tra risorse proprie e risorse di terzi utilizzate per finanziare gli impieghi ed è pari al rapporto fra totale capitale investito e il patrimonio netto, misurando il cosiddetto “effetto leva”. Nel 2016 il rapporto di indebitamento evidenzia un valore pari a 1,4, ulteriormente migliorato rispetto all’1,5 del 2015.

L’incidenza media degli oneri finanziari sul fatturato si mantiene alta e pari al 7,1%, ma in miglioramento rispetto al 9,3% del 2015.

 

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