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Il settore dei bar conta 168.868 aziende, delle quali 28.608 sono società di capitali, e 5.528 risultano in crescita. Se vuoi trovare nuovi clienti nel settore dei bar leggi adesso la nostra guida https://www.monitoraitalia.it/come-trovare-nuovi-clienti/

Competitive Data ha completato l’analisi dei bilanci delle prime 950 società di capitali appartenenti al settore dei bar per il triennio 2015-2017.

 

RICAVI  IN CRESCITA

I ricavi complessivi registrano un aumento del +7,4%, con le regioni del Nord Est che ottengono il valore più alto di crescita, +9,5%, seguite dalle regioni del Nord Ovest con un incremento del +7,5% mentre le regioni del Sud e delle Isole crescono del +6,7%, chiudono le regioni del Centro in aumento del +6,6%.

variazione ricavi bar regione 2018

 

Se guardiamo ai margini, e quindi all’EBITDA, non mancano le sorprese; il dato complessivo vede l’EBITDA aumentare del +6,8%, con le regioni del Nord Ovest in crescita del +14,3%, seguite dalle regioni del Centro in crescita del 9,8%, mentre le regioni del Sud e delle Isole segnano una crescita del +5,4%, in controtendenza le regioni del Nord Est in flessione del -4,4%.

Raggruppando le aziende per classi di fatturato otteniamo la crescita maggiore nel cluster superiore al milione di euro, +8,9%, mentre gli esercizi con fatturato inferiore al milione di euro fanno registrare una flessione del -2,7%.

 

IN DIMINUZIONE GLI UTILI

Il dato cumulato del 2017 è di 33.076.000 euro, in flessione del -7,4% rispetto al valore del 2016 di 35.714.000 euro.

L’utile medio per azienda vede un risultato pari a 35.000 euro.

L’incidenza dell’utile sui ricavi è pari all’1,9% nel 2017, il valore più basso del triennio, era infatti il  2,2% nel 2016, e 3,1% nel 2015.

Nel 2017 sono 710 le aziende che chiudono l’esercizio in utile,  leggermente meno delle 718 del 2016.

 

GLI INDICI DI REDDITIVITA’

Aggregando i bilanci delle società che realizzano nel settore una quota superiore al 50% dei ricavi si ottiene il bilancio somma settoriale, dal quale vengono calcolati i valori medi di riferimento con cui confrontare le performance aziendali.

Gli indicatori di redditività esaminati sono il ROE, il ROI e il ROS.

  • Il ROE, Return on Equity, è il rapporto tra Utile e Patrimonio netto e rappresenta la redditività per i soci.
  • Il ROI, Return on Investment, è il Risultato operativo (ottenuto sottraendo dai ricavi tutti i costi operativi) sul Capitale investito netto (cioè l’attivo di Stato Patrimoniale al netto dei fondi di rettifica). Rappresenta la redditività della gestione caratteristica.
  • Il ROS, Return on Sales, è il rapporto tra il risultato operativo e i Ricavi e rappresenta il margine operativo sulle vendite.

 

Migliora la redditività degli azionisti

Il ROE medio nel 2017 è stato del 20,2%, in aumento rispetto al valore del 2016, 17,5%, mentre nel 2015 il ROE era stato del 14,4%.

Lo stesso è composto da un numeratore e da un denominatore e la percentuale che si ottiene risente di entrambe queste grandezza, per cui il valore può dipendere, ad esempio, anche da una eccessiva sottocapitalizzazione, cioè da un Patrimonio Netto particolarmente basso. Al contrario le imprese molto capitalizzate, cioè con un patrimonio netto significativo, a parità di utile hanno un ROE più basso.

 

Redditività operativa ai massimi del triennio

Il ROI misura la redditività operativa sul capitale investito (Totale Attivo) e quindi evidenzia due fattori: la capacità di generare reddito operativo (cioè il risultato ottenuto senza considerare gli oneri finanziari, il reddito della gestione straordinaria e le imposte) e quella di riuscirci utilizzando al meglio, e in modo efficiente, gli investimenti.

Il ROI è anche utilizzato per calcolare la leva finanziari: se il ROI è maggiore del costo del denaro abbiamo una leva finanziaria positiva, cioè l’indebitamento concorre ad aumentare la redditività degli azionisti. Invece se il ROI è inferiore al tasso di interesse passivo concorre a “distruggere” il valore d’impresa.

Il ROI medio nel 2017 è stato pari al 30,7%, valore in aumento rispetto sia al 2016 (27,1%), che al 2015 (26,2%).

 

Margini sulle vendite stabili nel triennio

Il ROS è il margine operativo sulle vendite. La media del 2017 è stata del 6,6%. Questo significa che per ogni euro di ricavi, tolti tutti i costi operativi, quello che rimane è un utile di 6,6 centesimi. Nel 2016 era del 6,5%, mentre nel 2015 si attestava al 6,6%.

L’EBITDA medio rispetto al fatturato, o ebitda margin, è del 10,3% per il 2017, risultato in aumento rispetto al 2016, quando era del 9,6%, ma non molto diverso da quello del 2015 (10,2%).

 

RISCHIO FINANZIARIO IN MIGLIORAMENTO

Il rapporto di indebitamento, o leverage, rappresenta indirettamente la proporzione esistente tra risorse proprie e risorse di terzi utilizzate per finanziare gli impieghi ed è pari al rapporto fra totale capitale investito e il patrimonio netto, misurando il cosiddetto “effetto leva”. Nel 2017 il rapporto di indebitamento, o leverage, evidenzia un valore di 3,9 in leggero miglioramento rispetto al 4,2 del 2016.

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L’ANALISI DEI TORREFATTORI

 

Ma come avranno performato le aziende che forniscono ai bar il loro prodotto principale, vale a dire il caffè? 

 

RICAVI e margini IN CRESCITA,  

I ricavi complessivi registrano un incremento del +4,5% nel 2018, dove sono le torrefazioni del Nord Est a far registrare la performance migliore, pari al +9,0% (dove però gioca un peso importante la crescita del +242,3% di Caffitaly System rispetto al 2017, anno che comprendeva solo pochi mesi per via delle note operazioni societarie straordinarie), seguite dalle regioni del Nord Ovest con un incremento del +3,3%, quindi le regioni di Sud e Isole che crescono del +2,9%, ed infine quelle del Centro con una leggera flessione del -0,1%.

CAFFE’ NEL CANALE HO.RE.CA.

 

Nel 2017 le vendite di caffè torrefatto nel canale Horeca hanno fatto registrare una crescita a volume dello 0,3%, mentre la crescita a valore è stata dello 0,8%, per un controvalore di  855,0 mio di euro. Motore trainante è stato ancora una volta il momento della prima colazione sia con il caffè che con le bevande a base di caffè, e la moltiplicazione delle occasioni di consumo (panetterie, pasticcerie, gelaterie, ecc.). 

Quest’ultimo fattore ha influito sulla crescita ulteriore del segmento del caffè monoporzionato per il canale Horeca, che fa segnare un incremento a valore del +7,7% nel 2017, favorito dall’ingresso di nuovi operatori, nuovi sistemi, e la clonazione di quelli più diffusi.

Continua a leggere l’articolo qui https://www.monitoraitalia.it/caffe-horeca-2018/

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CIALDE E CAPSULE PER CAFFE’

 

Il consumo di cialde e capsule per caffè è pari a 857 milioni di euro nel 2017, con al suo interno l’area di affari famiglie (dettaglio alimentare, porta a porta, boutique, coffee specialist, fax, numero verde, e-commerce aziendale) che cresce del +7,7% a volume. Giocano un ruolo sempre più importante nella crescita del segmento capsule speciali le vendite veicolate attraverso negozi specializzati ed una moltitudine di altre attività non direttamente collegate al caffè.

Cresce del +6,1% a volume la vendita di caffè monoporzionato nell’area business, dove Il canale OCS tradizionale flette del -3,8%, le vendite tramite internet crescono del +37,5%, quelle nel canale Horeca crescono del +7,7% .

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