sostenibilità ambientale-sostenibilità economica

Nel gennaio 2020 Larry Fink, CEO e co-fondatore di BlackRock, ha dichiarato che le aziende, gli investitori, e i governi, devono prepararsi per una significativa riallocazione del capitale verso un’economia sostenibile.

BlackRock è la principale società di asset management mondiale, con quasi 7.000 miliardi di dollari in gestione. in Italia è azionista, tra le altre, di: Intesa SanPaolo, UniCredit, Banca Generali, Fineco, Enel, Eni, Telecom, A2A, Generali, Leonardo, Atlantia, Prysmian, Mediobanca, Moncler.

Dalle intenzioni ai fatti il passo è stato breve. Blackrock ha Infatti aumentato del 48% i suoi contatti diretti con i consigli di amministrazione, che sono passati da 2.050 a 3.040 in un anno, e le aziende sondate, sempre sulle tematiche della sostenibilità ambientale e responsabilità sociale, sono passate da 1.458 a 2.020.

Ma BlackRock non si sta limitando solo ad informare i consigli di amministrazione delle società partecipate, ma ha addirittura votato contro la rielezione di 5.100 membri di consigli di amministrazione, rei di non aver adottato misure sufficienti sui temi in questione.

D’altronde già nel dicembre 2019 l’EBA, l’autorità che vigila sugli istituti bancari europei, aveva annunciato di aver inserito il fattore ESG (ambiente, sociale e governance)  nelle linee-guida che andranno a sostituire quelle del 2015, con la conseguenza che d’ora in poi le imprese non virtuose sotto il profilo sociale e ambientale potrebbero avere difficoltà ad accedere al credito.

Standard & Poor’s Global Ratings nel suo report  presentato alla Climate Change Week di New York ha sottolineato che da una corretta e più assidua applicazione dei principi ESG (ambiente, sociale e governance) da parte delle banche, non soltanto in ottica reputazionale, ma anche sotto l’aspetto finanziario nelle scelte di investimento nella concessione di prestiti, può infatti derivare anche un miglioramento della qualità del credito e quindi un giudizio più elevato delle agenzie.

Che tradotto significa che le banche esposte in settori economici e aree geografiche soggette a rischi ambientali e climatici, non solo possono essere esposte sul fronte dei ricavi (perdite su crediti), ma anche vedersi aumentare il costo della provvista sul mercato dei capitali, se non dimostrano di condurre analisi sui rischi derivanti dalle questioni ambientali e climatiche.

Spostandoci dal mondo della finanza a quello dell’energia balza all’occhio l’iniziativa di Enel, che ha creato un network dedicato a quei fornitori impegnati in settori strategici interessati dalla transizione energetica, con un’alta performance su tematiche come la sicurezza, l’attenzione all’ambiente, la capacità di innovare, ed il rispetto dei diritti umani.

I fornitori inseriti in questo network speciale possono godere di una serie di vantaggi, anche finanziari, come il pagamento anticipato delle fatture.

Secondo uno studio della della scuola superiore Sant’Anna di Pisa condotto insieme con il Conai la conversione eco delle aziende serve alle imprese a ridurre i costi, a migliorare l’efficienza aziendale, a migliorare l’immagine esterna dell’impresa e rafforzare la fiducia di clienti e fornitori.

Più della metà degli italiani cerca un imballaggio semplice quando acquista prodotti o che sia riutilizzabile, mentre la metà legge spesso le informazioni sulla riciclabilità degli imballaggi dei prodotti.

Come non prendere poi in considerazione l’impatto dell’emergenza Covid-19 sullo scenario economico attuale. Uno studio dell’università di Oxford a firma di Joseph Stiglitz e Nicholas Stern ha esaminato 700 misure di stimolo con un panel di oltre 230 esperti e ha concluso che le politiche green farebbero ripartire più velocemente le economie piegate dal virus. Creano Infatti più posti di lavoro, offrono rendimenti più elevati a breve e portano a maggiori risparmi nel lungo periodo rispetto alle scelte adottate dopo la crisi dei debiti sovrani.

Tale posizione è stata rilanciata anche dal Fondo Monetario Internazionale all’ultimo World Economic Outlook, e trova un’evidenza empirica immediata nell’andamento dell’indice S&P500 Esg, che raggruppa le prime 500 aziende più sostenibili al mondo, e che a fine agosto 2020 ha registrato un guadagno del +12,6%, contro il +9,7% dell’S&P 500 tradizionale.

Un altro settore che ha accelerato verso la gestione sostenibile del business è quello della moda-abbigliamento, che già nel 2019 aveva lanciato un’ importante iniziativa presentata in occasione del G7 di Biarritz: 32 aziende e gruppi dei settori lusso, moda, sport e lifestyle aderirono al “Fashion Pact”. Una coalizione che si pone come obiettivo quello di garantire la massima incisività delle decisioni prese in materia di clima, biodiversità e salvaguardia degli oceani.

A distanza di poco più di un anno, in apertura del Summit di Copenhagen del 2020, il Fashion Pact ha annunciato di essere arrivato a 60 adesioni e di aver definito un metodo di misurazione dei progressi che si vanno facendo.

La fiducia si lega alla sostenibilità

E’  quanto emerge dalla ricerca European Communication Monitor 2020 che ha intervistato oltre 2.000 comunicatori in 44 paesi europei. Tra le sfide strategiche dei prossimi anni spicca il patto fiduciario, che continua a risultare prioritario per i professionisti (41,6% dei rispondenti), e a seguire la gestione comunicativa dello sviluppo sostenibile e della responsabilità sociale delle imprese (37,5%).

Essere sostenibili significa integrare le preoccupazioni sociali ed ambientali in tutte le fasi del processo senza trascurare alcuna parte della filiera produttiva e alcun soggetto coinvolto.

"Ma i consumatori sono poco informati sulle pratiche di gestione sostenibile delle aziende, nonostante siano, ora più che mai, interessati ad apprezzarne i valori. I Bilanci di Sostenibilità non sono realizzati per loro ma per gli addetti ai lavori, cioè tecnicamente articolati, complessi e voluminosi; quindi i consumatori non li conoscono".

Dall’altro lato, per apparire nei radar dei grandi fondi di investimento c’è bisogno almeno di una dichiarazione non finanziaria, come definita dal legislatore europeo.

E’ un passaggio fondamentale sia per le grandi aziende, che per le piccole e medie imprese.

In assenza di una dichiarazione non finanziaria l’azienda quotata non viene presa in considerazione, e la non quotata avrà più difficoltà con i fondi di private equity, ed in prospettiva troverà più ostacoli anche nella richiesta di un semplice finanziamento bancario.

L’imprenditore deve sapere che è cambiato il quadro di riferimento; all’investitore, che sia piccolo o grande, interessa sapere sempre che l’azienda produca utili. Oggi però gli azionisti vogliono sapere in aggiunta in che modo gli utili siano stati realizzati: se è stato rispettato l’ambiente, i diritti dei lavoratori e più In generale della comunità, e le basilari regole di governance dell’impresa.

Per questo motivo, al fine di promuovere la cultura della Sostenibilità diffusa, Competitive Data insieme ai suoi partner, ed alla collaborazione con le principali associazioni del mondo consumeristico (AdiconsumFederconsumatoriAdocComitasConsumerLab) propone la redazione della Lettera al Consumatore e della Carta della Sostenibilità.

La Lettera al Consumatore comunica direttamente ad un cluster qualificato di consumatori come la sostenibilità rappresenti per l’ impresa una linea guida nella sua gestione. Rappresenta infatti un canale innovativo di comunicazione, perché offre una fonte primaria di informazioni sulle azioni svolte per la sostenibilità, capaci di generare speciale fiducia, promuovere e valorizzare la storia dell’impresa, le sue attività non finanziarie e il suo impegno per il futuro.

La lettera al consumatore viene inviata al cluster di consumatori specifico per l’impresa, scelti all’interno di un database qualitativo di 800.000 indirizzi suddivisi per categoria merceologica. 

La Carta della Sostenibilità raccoglie in una sintesi armonica ed esaustiva le informazioni utili già presenti nell’attività produttiva e le valorizza in ottica di sostenibilità. Un testo breve, semplice e praticabile; un primo importante passo verso la redazione di un vero e proprio Bilancio di Sostenibilità.

Importante è testimoniare l’attenzione e il rispetto per il territorio, la comunità, il consumatore; evidenziare la condivisione del valore creato anche mediante innovazione resiliente, capace di adattarsi all’evoluzione della realtà sociale ed economica senza alterarne artificiosamente gli equilibri.

Organizzando le informazioni distribuite sui media, sul web, sui social (o altro fornito dall’impresa) potrà essere redatta una Carta della Sostenibilità per accreditarla e promuoverla; un primo passo verso la più impegnativa e complessa redazione di un Bilancio di Sostenibilità.